Anche le ginocchia, malandate negli ultimi tempi, nel tentativo di raggiungere, a trentacinque anni, il record di presenze con la maglia rossoblù.
E il Bologna mi ha dato i momenti piu belli, la parte più importante della mia vita. Sono nato lì, nel mio Bologna, a 13 anni, e per ventidue campionati sono rimasto, nonostante le offerte e le tentazioni.
Come quando Fulvio Bernardini non mi faceva giocare e io mi arrabbiai talmente da prendere in considerazione l’offerta di Nereo Rocco che mi voleva al Padova.
Poi per fortuna rimasi, anche perché scoprii che quello di Bernardini era soltanto un modo per mettere alla prova il mio carattere, per conoscermi e capire chi ero e che cosa potevo fare.
È stato uno dei miei maestri uno dei più importanti nella mia carriera.
L’altro è stato Edmondo Fabbri, un uomo unico ma troppo moderno per il calcio di quegli anni: il suo gioco e il suo carattere non erano in sintonia con il resto del mondo calcistico.
In più, era troppo emotivo e sono state queste le cose che non gli hanno permesso di emergere come avrebbe meritato. Sono anche stato fortunato, nella mia vita di calciatore.
Il Bologna di quegli anni era fortissimo.
Momenti importanti, emozionanti, che rimangono nei ricordi perché hanno qualche cosa di incredibile: lo spareggio scudetto a Roma nel 1964, le due Coppe Italia del 1970 e del 1974, anni che non si sono più ripetuti, che restano un ricordo entusiasmante per me che li ho vissuti da protagonista.
Avrei voluto rimanere, anche se non ho mai pensato a una carriera di allenatore: con il mio carattere impulsivo non sarei proprio adatto ! Avrei preferito aver a che fare con le scartoffie, vedere quel mondo da un’altra prospettiva ma oggi rimango comunque legato a quella squadra, alla scelta di non cambiare mai.
Da tifoso, come da giocatore: quando mi richiese il Milan — e in ballo c'erano un bel po' di soldi per la squadra e per me — ci pensai soltanto un attimo, poi consigliai Fogli.
Io rimasi e non mi sono mai pentito di questa decisione.
Il calcio è rimasto nella mia vita, lo racconto in televisione, mi piace viverlo in modo calmo, razionale, ragionando seriamente sulle cose che succedono.
Certo il calcio dei miei tempi era un’altra cosa.
Esordii nel 1958 e, quell’anno, ero anche impegnato nella maturità classica: mio padre mi disse che andava bene il calcio ma che se non riuscivo a inserirmi subito nella squadra, a giocare con continuità, sarebbe stato meglio che abbandonassi tutto, che mi dedicassi seriamente agli studi, perché quella era la cosa davvero importante.
Erano anni in cui ho giocato con Sergio Campana, quello che gli studi li ha proseguiti e che adesso è presidente dell'Associazione Italiana Calciatori.
In Nazionale ho avuto meno fortuna, mi sono infortunato nei momenti più delicati ma il mio amore per la maglia azzurra è stato enorme e tutte le volte che l’ho indossata mi sono sentito orgoglioso di essere stato scelto, di rappresentare l’Italia nel mondo.
A questa Bologna, nella quale ho vissuto momenti unici, ai tifosi, a tutti i palloni che volano e rotolano all’ombra delle torri". Giacomo Bulgarelli..
Sempre con la MAGLIA del Bologna F.C.
Nella sua carriera calcistica ha collezionato 392 presenze in Serie A e 43 gol, indossando sempre la maglia del Bologna dall'esordio, 19 aprile 1959, al ritiro, 4 maggio 1975.
Nel 1964 contribuì con una grande prova alla vittoria del settimo Scudetto, dedicato al presidente del Bologna, Renato Dall'Ara, deceduto solo tre giorni prima, vincendo a Roma lo spareggio contro l'Inter per 2-0.
Per anni capitano e leader della squadra, ricopriva il ruolo di regista del centrocampo e fulcro delle manovre d'attacco.
Amatissimo dai tifosi ("Onorevole Giacomino, salute!" era l'immancabile omaggio che il capotifoso Gino Villani gli rivolgeva col suo megafono al momento di entrare in campo,) volle legare indissolubilmente la sua carriera ai colori rossoblù arrivando a rifiutare l'offerta di un trasferimento al Milan.
Negli ultimi anni di attività, tormentati da frequenti infortuni al ginocchio, arretrò la sua posizione andando ad occupare il ruolo di libero.
Nazionale Prese parte alle Olimpiadi di Roma del 1960 con una Nazionale olimpica ricca di giovani talenti che giunse quarta.
Esordì con la Nazionale maggiore ai Mondiali del 1962 in Cile segnando 2 reti nella partita vinta contro la Svizzera 3-0; complessivamente vanta 29 presenze e 7 reti in Nazionale, con cui ha partecipato ai già citati Mondiali cileni ed a quelli del 1966 in Inghilterra.
Era il capitano degli azzurri nella celebre partita contro la Corea del Nord, persa 1-0, che eliminò gli italiani dai Mondiali, partita che peraltro Bulgarelli non terminò a causa di un infortunio subito nel primo tempo.
Ha fatto parte anche della rosa che vinse l'Europeo 1968, ma nelle gare della fase finale non fu impiegato (infatti la sua ultima presenza in azzurro risale al 1967).
Dopo il ritiro Nella stagione 1985-1986 fu direttore sportivo del Palermo.
Negli anni novanta inizia a lavorare come commentatore televisivo per TMC, Mediaset, RAI e per la piattaforma televisiva Gioco Calcio nella stagione 2003-2004.
È stato anche commentatore della serie di videogiochi FIFA nelle stagioni dal 1997-98 al 2001-2002 (la sua telecronaca con Massimo Caputi di FIFA '98 è ancora ricordata dagli appassionati).
È stato, fino al 2009, "seconda voce" nelle partite di Serie A e Serie B trasmesse sul digitale terrestre di Mediaset Premium in pay-per-view ed assiduo ospite della trasmissione Il Pallone Nel 7 in onda su È TV.
Afflitto da tempo da una malattia e ricoverato nella clinica Villa Nigrisoli di Bologna, muore il 12 febbraio 2009.
In occasione dei suoi funerali è stato proclamato a Bologna il lutto cittadino, prima volta per uno sportivo.
Il Bologna ha deciso di non ritirare la Maglia numero 8, come era stato chiesto da più parti, ma di ricordare Bulgarelli con una borsa di studio annuale da assegnarsi ad un calciatore del settore giovanile "che si distinguerà per sportività, correttezza e lealtà", lo stadio Renato Dall'Ara gli ha dedicato la Curva Nord già curva "Andrea Costa".

Nel nome del padre
