Giacomo Bulgarelli cuore di Bologna

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Giacomo Bulgarelli ha le labbra sottili, appena increspate in una linea dolce, gli occhi intelligenti che lasciano balenare lo scintillio di un sorriso, ma di quei sorrisi volutamente distratti che lasciano sempre immaginare che ci sia dell’altro, dietro la foto.

C’era molto altro, dietro la figurina da leggenda dell’onorevole Giacomino, schiena dritta, fascia da capitano e gagliardetto in mano quando entrava al Dall’Ara in certi pomeriggi di un sole che non c’è più.

Si stava nei Sessanta, Bulgarelli era il Bologna, e il Bologna si riconosceva in lui.

La diversità di un campione, l’unicità di un uomo.

Rivera, Mazzola, Riva, Bulgarelli.

Una faccia, una razza.

Spesso poesia, sempre prosa, quella prosa lieve di chi gioca a calcio con la testa alta, e ogni passaggio è una storia da raccontare.

Era un calcio corsaro, ci si riconosceva dagli sguardi.

Le bandiere erano un valore, la fedeltà era una scelta di vita.

Giacomo Bulgarelli ha le labbra sottili, appena increspate in una linea dolce, gli occhi intelligenti che lasciano balenare lo scintillio di un sorriso, ma di quei sorrisi volutamente distratti che lasciano sempre immaginare che ci sia dell’altro, dietro la foto.

C’era molto altro, dietro la figurina da leggenda dell’onorevole Giacomino, schiena dritta, fascia da capitano e gagliardetto in mano quando entrava al Dall’Ara in certi pomeriggi di un sole che non c’è più.

Si stava nei Sessanta, Bulgarelli era il Bologna, e il Bologna si riconosceva in lui.

La diversità di un campione, l’unicità di un uomo. Rivera, Mazzola, Riva, Bulgarelli.

Una faccia, una razza.

Spesso poesia, sempre prosa, quella prosa lieve di chi gioca a calcio con la testa alta, e ogni passaggio è una storia da raccontare.

Giacomo Bulgarelli ci ha lasciato il 12 febbraio 2009. La sua eredità è straordinaria. Con lui ci lascia un’Italia in bianco e nero.

E’ l’Italia che Bulgarelli ha attraversato col passo della mezzala sapiente.

Ci lascia la bellezza di chi è riuscito a celebrare la poesia del calcio, cantare il gesto singolo, fissare l’istante inimitabile di un lancio o un dribbling, e sottrarlo per sempre ai danni del tempo e della memoria.

Così si gioca solo in Paradiso, disse Fuffo Bernardini dopo un Bologna-Modena 7-1.

Da quelle parti, paradisi di nuvole a rincorrersi e cieli larghi come campi silenziosi prima del calcio d’inizio ha sempre giocato Giacomo Bulgarelli da Portonovo di Medicina, che fece di se stesso una bandiera, e la lasciò sventolare a lungo nel vento di Bologna, per tutto il tempo che è stato e per quello che verrà, Giacomino entrerà in campo col gagliardetto in mano, la fascia da capitano e la schiena dritta, strizzando appena gli occhi per la frustata secca di un sole che non c’è più .

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