Bandiera per sempre
segui le iniziative dell'Associazione !
Bulgarelli ha giocato per 392 volte in serie A ed ha segnato 43 gol: tutta la sua carriera si è svolta con la maglia rossoblù del Bologna, e la sua vita calcistica con la formazione emiliana ha attraversato il cammino che c'è quasi tra gli estremi di una generazione, andando dall'esordio del 19 aprile del 1959 all'ultima partita del 4 maggio 1975.
Per dieci di questi sedici anni Bulgarelli è stato il capitano di quel Bologna fortissimo, che si insedò stabilmente ai vertici della classifica del campionato arrivando persino a vincere lo scudetto nel 1964, nel memorabile spareggio giocato allo Statdio Olimpico di Roma contro la grande Inter, sconfitta per 2-0.
Quell'anno Bulgarelli segnò uno dei suoi gol più belli, nella partita contro la Fiorentina: partendo dalla sua metà campo dribblò quasi tutta la squadra avversaria per poi depositare il pallone nella rete sotto la curva gremita dai suoi tifosi.
Quei tifosi che lo venerarono come giocatore e lo amarono come uomo, sempre pronti a sostenerlo e mai a criticarlo, che lo salutavano, imbeccati dal capo-tifoso Gino Villani, con la celebre frase "Onorevole Giacomino, saluti!" ogni volta che entrava in campo alla testa della squadra.
Dopo quasi trenta partite e della quale fu capitano in diverse occasioni: su di lui costruì la squadra Edmondo Fabbri, convinto di vincere col suo apporto i mondiali del 1966.
Bulgarelli però si presentò all'appuntamento iridato con problemi al ginocchio, vittima di una seria distorsione durante il campionato.
Curato in fretta, il CT lo mise in campo nella famosa sfida contro la Corea del Nord: in uno scontro a centrocampo Bulgarelli subisce un grave infortunio proprio al ginocchio già infortunato, abbandona il campo e la Nazionale - rimasta in dieci in quanto all'epoca non erano ammesse sostituzioni - naufraga sconfitta dallo sconosciuto Pak Doo Ik.
Selezionato per l'Europe del 1968 che Bulgarelli in Nazionalel'ITalia vinse davanti al pubblico amico, Bulgarelli non giocò in quella fase finale neppure un minuto e chiuse quindi la sua avventura azzurra nel 1967.
Terminata la carriera agonistica, Bulgarelli si dedicò alla collaborazione con Telemontecarlo e Rai in qualità di "seconda voce" accanto al telecronista ufficiale: mise anche qui in campo tutta la sua signorile intelligenza e la sua contagiosa simpatia, finendo per essere amatissimo dal pubblico anche in questa nuova veste.
Un male crudele iniziò però a minare il suo fisico, fino a portarlo via all'affetto di tutti il 12 febbraio 2009.
Durante i funerali la sua Bologna, distrutta dal dolore, proclamò il lutto cittadino ed il feretro che lo accompagnava al cimitero della Certosa scorreva lento, tra due ali di folla che applaudiva per l'ultima volta il suo campione che ora, come recitava il grande striscione appeso fuori dalla chiesa, gioca in Paradiso.
Lo striscione, toccante, riprendeva una battuta di uno degli allenatori che Bulgarelli incontrò nella sua esperienza calcistica, ovvero Bernardini, il quale dopo un Bologna - Modena finito 7 a 1, dichiarò felicissimo ai giornali che in quel modo si giocava solo - appunto - in Paradiso.
ALLEGATO AL POST: Intervista della moglie di Bulgarelli, Signora Carla, al Resto del Carlino
"'Giacomo con noi'' La moglie Carla ricorda Bulgarelli un anno dopo.
Bologna, 10 febbraio 2010 –
La porta sul cortile interno di via Santo Stefano si apre mostrando un comò e le foto che ci stanno sopra.
Carla Bulgarelli ne prende una con decisione: “In questa più che in ogni altra io rivedo il mio Giacomo”.
Ride il grande capitano del Bologna, spalancando quel suo sorriso buono e contagioso al punto che Ezio (Pascutti, naturalmente) è piegato in due, vinto dal buonumore. “Giacomo era così.
Sempre allegro, sempre capace di stemperare una situazione difficile, sempre in grado di rassicurare.
Io credo che abbia vissuto una vita senza ansia e senza il rischio della depressione e che abbia sempre avuto una parola buona e un sorriso per tutti”.
Lei Giacomo lo ha sempre diviso con i bolognesi e ha continuato a farlo come e più di prima dal 12 febbraio dell’anno scorso: “Io sento che Giacomo è sempre nel cuore della gente: questo mi dà conforto, mi trasmette calore”.
Un aggettivo per i ragazzi della curva: “Eccezionali”.
Racconta Andrea, che è seduto di fronte alla madre: “Gli ultrà hanno invitato mio fratello Stefano a vedere la partita col Milan in curva con loro.
Lui era perplesso per via dei bambini: li vorrei portare con me, ha detto.
E i ragazzi: non c’è problema, tu portali e noi avremo cura di loro come se fossero i nostri figli”.
C’è anche Annalisa, naturalmente, nei racconti e nei ricordi: “Quando è nata lei, primogenita, andammo in vacanza a Milano Marittima, ma prima il nostro mare era quello di Ischia”.
Dolce è il ricordo dell’estate per la signora Carla: “La vita dei calciatori di allora prevedeva poco tempo libero. C’era anche il ritiro dopo la partita, se in campo era andata male.
Così, fra campionato, coppe e ritiri, stavamo insieme soprattutto il lunedì e durante le vacanze estive”. “Il lunedì sera lo passavamo spesso a ballare al Flamenco con gli amici di sempre, Toro Rinaldi sua moglie, Orazio Pedretti, Lauro e Paolo Mela, ma non si tirava tardi, Giacomo era molto professionale.
Quindi era in estate che si faceva vita di coppia. Ma che vita: a Ischia c’erano spesso anche Sivori e Cinesinho. Omar era matto: aveva un motoscafo Riva e lo guidava a tutta velocità. Giacomo mi ci fa salire per andare a mangiare il pesce a Positano. Rischiai l’infarto per la paura. Fu quella la prima e ultima volta.
A mio marito piacevano i napoletani e a loro piaceva lui. Ho saputo che al San Paolo un anno fa lo hanno salutato con molto affetto. Anche questo mi ha fatto piacere”.
Giacomo Bulgarelli quest’anno (il 24 ottobre) avrebbe compiuto settant’anni e il 27 luglio avrebbe festeggiato 44 anni di matrimonio con Carla: “Saremmo andati insieme a Barcellona, me lo disse l’anno scorso: Carla, se sto bene ti porto anche a vedere Messi, il migliore di tutti.
Era felice per quel ragazzo, perché erano anni che diceva di aver conosciuto il nuovo fenomeno del calcio mondiale”. Qualche anno prima aveva ‘battezzato’ Ronaldinho.
Lo racconta Andrea: “Era tornato dalla sua prima Coppa America e mi disse: tieni d’occhio quello con i dentoni, darà spettacolo”. Sempre in giro per il mondo, Giacomo, più da opinionista che da calciatore. Carla lo aspettava allora e lo aspetta ancora oggi: “Non mi rendo ancora conto che non c’è più.
Ogni tanto mi immagino che all’improvviso si apra la porta di casa e che lui entri sorridente, come sempre, come al solito”. Prima della guerra, Angiolino Schiavio.
Dopo, è Giacomo il più grande campione che il Bologna abbia avuto, eppure i Bulgarelli non sono una famiglia ricca, ammesso che l’affetto, i sorrisi e ora il ricordo non arricchiscano assai più del denaro : “Rispetto ad oggi, quelli di Giacomo erano tempi differenti e poi lui ai soldi non ha mai dato tanta importanza.
Ricordo che dopo il ritiro di mio marito (1975), Luciano Conti gli offrì un buon contratto perché giocasse quattro o cinque partite in un anno, ma lui disse di no.
E dopo, da Catania andò via senza chiedere un soldo perché era stato lui a chiudere il rapporto”. A proposito del ritiro dal calcio giocato di Bulgarelli, la signora Carla lancia il suo piccolo grande appello: “Custodivo la maglia della sua ultima partita.
Ma un giorno un gruppo di ex cestisti che aprì un bar fra via della Grada e via del Pratello chiese di esporre quella maglia, Giacomo gliela prestò ma presto il bar chiuse e della maglia si persero subito la tracce. Mi piacerebbe averla indietro.
Non ho nient’altro che me lo ricordi da giocatore, foto a parte. Giacomo regalava tutto. Un giorno staccò pure le scarpe dal chiodo per darle a un ragazzo che nuove non se le poteva permettere”.
Era un uomo imprevedibile il marito di Carla: “Andavamo a Milano Marittima e non nuotava: preferiva giocare a carte con gli amici.
Andavano in montagna ad Asiago e non sciava: un giorno rimase imprigionato negli sci da fondo e non li volle mai più vedere.
Pensavo di avere a fianco un uomo che amava solo il pallone e il baseball, poi un giorno scopro che Lele Spisani, il mitico maestro di tennis della Virtus, lo aveva convinto ad andare con lui a fare due lanci con il paracadute.
Dico: Giacomo, come ti è venuta in mente una cosa del genere.
E lui: è venuta in mente a Lele, mica a me”. Un’ora e mezzo è volata via.
Succedeva a tavola con Giacomo, succede la stessa cosa parlando di lui con la signora Carla e con Andrea.
di Stefano Biondi
Copyright © 2010 - All Rights Reserved - Giacomo Bulgarelli